rassegnaMolta carne sul fuoco questa settimana. A Bologna si ritrova la piazza del centro destra. Per Berlusconi insieme si può superare il 40%.

 

Il Papa esce allo scoperto condannando i corvi (e non solo): «Rubare è un reato, vado avanti».

 

Anche Sala, supercommissario Expo, si espone: «sono disponibile a succedere a Pisapia».

 

Tre spagnoli sul podio al MotoGp, Lorenzo è campione del mondo ma Valentino Rossi offre una performance da eroe scalando tutte le posizioni da decimo a quarto.

 

I debiti verso le banche dei democratici di sinistra (107 milioni di euro) pagati con soldi pubblici per l’approvazione di una legge pochi giorni fa.

 

Fiorentina e Inter restano in testa, risale la Juve.

 

Jeep, Marchionne alza gli obiettivi: 2 milioni nel 2018

 

Economia

 

Si legge sul Sole, a firma Francesca Barbieri: «Giovani e lavoro, bonus con poco appeal. Nel 2016 il governo punta a rilanciare l’apprendistato. Garanzia e percorsi di alternanza. Frattanto gli incentivi della Youth Guarantee e la decontribuzione non danno i risultati attesi: la disoccupazione resta ancora sopra il 40%».

 

Nelle stesse pagine, commento di Alberto Orioli: «dopo il Jobs act, il dovere di investire sul domani». Confronto impietoso ma interessante con i tedeschi.

 

Ian Bremmer sul Corsera: «Brasile e Turchia. Dopo crisi necessarie, cambiamenti positivi. I due Paesi sono chiamati a compiere passi avanti per raggiungere il massimo potenziale nel periodo di lungo termine».

 

Intervista a Beatrice Lorenzin su l’Unità: «Sulla sanità niente tagli lineari. I ticket non aumentano, tagliamo gli sprechi. Troveremo qualche centinaio di milioni per i medicinali innovativi e per le stabilizzazioni dei precari durante l’esame della manovra in Parlamento. Abbiamo un problema serio sulle nuove povertà. Non possiamo chiedere contributi ai malati». A firma Bianca Di Giovanni.

 

Nelle stesse pagine, Maurizio Martina: «Una legge di Stabilità che investe sull’agricoltura». Il ministro: meno tasse e più semplificazione per favorire il rilancio del settore e sostenere il reddito degli agricoltori. Destinati alle imprese 800 milioni e un fondo straordinario per la sicurezza delle macchine.

 

Su Repubblica (Affari e Finanza), Sara D’Agati scrive: «La riscossa della finanza islamica alla ricerca di un’economia ‘non oil’. Il crollo dei prezzi del petrolio e l’instabilità interna di molte aree gettano ombre sull’intero sistema. La crescita anche negli Stati più floridi scende e aumenta il peso del debito. Via alle misure per conquistare autonomia dalla risorsa greggio».

 

Nelle stesse pagine, Arturo Zampaglione osserva che a Wall Stret «l’industria delle armi fa boom».

 

Corriere Economia, Daniele Manca su Facebook: elogio dell’azienda americana. «Siamo costretti a ripassare la lezione di Fb a ogni trimestre, eppure in Italia facciamo fatica a impararla. L’ultima ci raccontava una società che nel terzo trimestre ha realizzato 4,5 miliardi di ricavi contro i 4,37 previsti dagli analisti». Da leggere.

 

Maurizio Ferrera per il Corsera Economia su industria 4.0. «Italia in partita, allineata alla Germania nell’innovazione, è l’ora dell’internet ‘delle cose’. Ma la differenza la fa lo Stato».

 

Qui fondo strategico. Dopo investimenti per 3,5 miliardi, l’ultimo in Saipem come abbiamo scritto anche in 7su7, il Fondo strategico guidato da Maurizio Tamagnini va alla raccolta dei frutti. Quattro sue società si preparano per la borsa: Valvitalia e Sia a breve, poi Kedrion e Ansaldo Energia. Incasso possibile dalle prime tre, 1,5 miliardi». Ancora sul Corriere Economia, a firma Alessandra Puato.

 

Molto interessante un commento di Claudio Cerasa sul Foglio: «Cosa insegnano Netflix, Spotify e Airbnb per combattere l’evasione senza chiacchiere e distintivi». Si legge ancora: «se c’è qualcosa che questo modello può insegnare alla politica è che il modo migliore per far emergere l’evasione fiscale non è tanto quello di cedere al populismo penale, rendendo più salate le multe per chi sgarra, ma è disincentivare l’illegalità rendendo più sconveniente il modello non legale».

 

Politica

 

Qui centro destra. Antonio Polito sul Corsera scrive di reciproche convenienze: «nessuna resa alla supremazia leghista sul centrodestra. Quello di Berlusconi sceso in piazza a Bologna con Salvini e Meloni è piuttosto un accomodamento, una presa d’atto della realtà, con la segreta speranza di poter ritrovare negli spiriti animali di quello che un tempo si chiamava forza-leghismo, le energie politiche consumatesi in vent’anni di prima linea».

 

Il Giornale accredita centomila persone in piazza e Alessandro Sallusti nel suo editoriale scrive: «la piazza risponde, l’alleanza si è ricompattata, il resto verrà a tempo debito». E ancora: «i numeri per tornare a vincere ci sono, sulla carta, e da ieri c’è pure il presupposto per provarci davvero».

 

Marco Imarisio sul Corsera firma il retroscena che racconta l’evento visto da Silvio: «Bello stare tra la gente. Essere su questo palco fa bene anche a me. Loro bravi, ma serve la mia moderazione».

 

Nelle stesse pagine, Marco Galluzzo intervista Pier Ferdinando Casini: «è la fine di vent’anni di alleanze dei moderati. Ora con Renzi senza vergogna. Ma il partito della nazione dobbiamo farlo noi. La speranza era che Forza Italia divenisse la sezione italiana del PPE, mentre oggi è diventata la sezione di un’insofferenza antieuropea guidata da Salvini».

 

La centralità, un po’ per tutti i quotidiani, è di Salvini. Centri sociali scatenati: «sabotaggio dell’alta velocità e attacchi alle forze dell’ordine».

 

Fischi e offese al leader di Forza Italia. Della manifestazione e delle sue implicazioni scrivono Capelli, Lopapa e Pucciarelli su Repubblica. La Lega considera Forza Italia morta e Salvini si prepara a varare per gennaio una Lega dei Popoli o una Lega Italia, insomma un Carroccio 2.0. Perplessità in Forza Italia per l’adesione alla manifestazione.

 

Qui centrosinistra. Giuseppe Sala va in tv da Fazio e annuncia la sua disponibilità a correre come candidato sindaco. Del Pd, evidentemente. Ma «c’è in mezzo qualche settimana di lavoro». Ne scrivono Lio e Senesi sul Corsera.

 

I debiti dei Ds saldati dallo Stato. Ne scrive nelle stesse pagine Sergio Rizzo. I 107 milioni sono i bilanci in rosso della vecchia Unità. La norma sui conti dei giornali di partito varata nel 1998 durante il primo governo Prodi.

 

Ancora sul Corriere, a firma Monica Guerzoni, «il duello tra ex compagni a sinistra. La minoranza Pd critica i fuoriusciti: chi lascia, sbaglia». E Fassina: noi alternativi ai dem nelle città. Replica Damiano: se si va in ordine sparso si rischia.

 

Esteri

 

La Stampa mette in campo Mastrolilli e Molinari per raccontare che regista dell’attentato all’aereo russo nel Sinai è un imam egiziano affiliato a Isis. «I servizi segreti britannici sospettano che dietro all’esplosione dell’airbus russo, in cui sono morte 224 persone, ci sia Abu Osama al-Masri, leader delle cellule Isis in Sinai. Sarebbe sua infatti la voce che ha rivendicato la bomba ed è stata intercettata dagli 007». Intanto arriva la prima ammissione egiziana: «al 90% è stato un attentato».

 

Nelle stesse pagine, Mark Franchetti osserva che «la tragedia renderà Putin più forte».

 

Jacques Delors e Antonio Vitorino su Repubblica: «Perché solo Schengen potrà salvarci dal terrosismo». L’idea è aprirsi e non chiudersi di fronte alla minaccia terroristica.

 

Nel frattempo, si legge su Libero, preso un terrorista tra i migranti. Fermato dalla polizia di Agrigento. È tunisino. Ne scrive Fabrizio Melis.

 

Giustizia

 

Fondamentale Giacomo Amadori su Libero di oggi. «Ingroia confessa e promette, svelo le telefonate di Napolitano». Si legge dell’ammissione dell’ex pm: «Sulla trattativa Stato-mafia sono stato sconfitto ma scriverò un romanzo per divulgare le intercettazioni dell’ex presidente. Mai stato comunista. Le procure: un muro di gomma, parola di avvocato».

 

S. Sede

 

Il Foglio apre con l’articolo di The Spectator di sabato scorso: «Il Papa sta distruggendo la Chiesa. Dagli insulti al mondo vescovile alle confidenze con Scalfari: Bergoglio è fuori controllo? Anatomia di una cattolica guerra civile».

 

Scompare il sociologo Luciano Gallino. Ricordi su Repubblica a firma Guido Cranz e Paolo Griseri.