“Fashion” è senza dubbio tra i termini a cui è toccata una sorte migliore negli ultimi anni. I risultati su Google aumentano giorno per giorno, i forum esplodono di definizioni (esempio: “differenze tra trendy e fashion!”) e più che un aggettivo sembra Re Mida: qualsiasi cosa sfiora diventa oro.
Non occorre esagerare. Su  “fashion victim”, “fashion bloggers”, “fashion night”, “fashion magazine” e chi più ne ha più ne metta, è stato costruito un vero e proprio sistema economico e produttivo. Nonostante l’indubbia capacità di sopravvivere alla crisi, questo sistema continua ad essere guardato di traverso per il suo presunto carattere effimero e la sua inconsistenza perché legato a doppio filo con il mondo della moda, ovvero l’effimero e inconsistente per eccellenza.
D’altronde il presupposto che chiunque possa aprire un blog in meno di un’ora (accessibilità che non garantisce selezione e che spesso autorizza a credere che una passione possa diventare automaticamente un mestiere), che chiunque possa essere dotato di buon gusto o essere in grado di tenersi informato sulle nuove tendenze (senza aver bisogno necessariamente di un master alla London School of Economics!) rende lecito pensare che sia un mondo “facile” e molto poco qualificato.
Invece è proprio in realtà così sovraffollate - dove bisogna sgomitare, cercare di farsi notare e portare un forte valore aggiunto - che oggi prendono vita i progetti più strutturati e più partecipati, anche senza avere alle spalle grandi editori come Mondadori o Condé nast.
Social network, internet e una buona dose di creatività, permettono l’ottima riuscita di iniziative come quella del “Fashion camp”, quest’anno alla sua seconda edizione (10-11 giugno): si tratta di un barcamp di due giorni che mette a confronto il mainstream della moda, chi sperimenta nuove tecnologie, i fashionbloggers, gli stilisti esordienti, chi progetta nuove idee per il futuro per una condivisione ed un arricchimento attraverso workshop, presentazioni e collaborazioni. La direzione artistica è affidata ad un’esperta, Arianna Chieli, giornalista freelance che collabora con il Corriere.it. Un successo che ha permesso di dare vita al primo community fashion magazine italaliano, “Fashion Bla Bla”, un progetto editoriale partecipato e interattivo che permette di creare, tra professioniste motivate e in gamba, contatti e sinergie, il solo vero carburante degli anni che verranno.