larsson_1È impossibile, quando ci si trova davanti alle storie raccontate dallo svedese Stieg Larsson, non interrogarsi sulle ragioni di una così forte presenza del sesso nelle sue forme più perverse e più malate. Così come viene da domandarsi perché sia proprio uno scrittore che proviene dal Paese –la Svezia – che più è avanti quanto a parità dei generi, a intitolare il primo dei romanzi della sua trilogia: "Uomini che odiano le donne". Un paradosso analizzato oggi da Nicoletta Tiliacos su "Il Foglio". La giornalista riprende un rapporto di Amnesty International del 2010, "Case closed", nel quale si sottolinea che i progressi delle donne svedesi rimangono fuori dalla "porta di casa" dal momento che il numero di stupri e violenze non accenna affatto a diminuire.

Secondo il National Council of Crime Prevention svedese – approfondisce "il Foglio" – nel 2006 ci sarebbero stati trentamila casi di violenza (su una popolazione di poco più di nove milioni di abitanti!), di questi solo pochissimi vengono denunciati.

La probabilità quindi di entrare in contatto con una realtà di questo tipo, in Svezia, è alta. Proprio come è successo all'autore della fortunatissima trilogia "Millenium" (tradotta in una splendida produzione cinematografica) che, a quanto risulta dal racconto fatto da un amico alla Abc, si è trovato ad assistere ad uno stupro di gruppo quando era ancora quindicenne. Un'esperienza drammatica che, come emerge dai suoi lavori, non è ancora riuscito a dimenticare.