Boom di robot nelle industrie italiane, che lo scorso anno hanno raggiunto lo storico record delle 9.237 unità, come registra l’associazione italiana di robotica e automazione (secondo l’International federation of robotics di 8.300 unità), con una crescita dell’11,5% rispetto all’anno precedente, sull’onda del varo del piano di incentivazione fiscale per i beni 4.0, permettendoci un salto in avanti rispetto al resto del mondo dove il tasso di crescita è stato di appena un punto percentuale.

Soddisfatto Domenico Appendino, presidente dell’associazione italiana di robotica e automazione, che ammette che «In effetti in generale nel mondo non è andata come ci si aspettava: dopo il +30% del 2017 si pensava ad un progresso analogo. A maggiore ragione quello ottenuto dall’Italia è un risultato particolarmente importante».

Il successo italiano si accompagna anche alle frenate di altre grandi potenze che hanno investito particolarmente sul mercato della robotica, quali la Cina (in calo di 5.000 unità), la Corea Sud e Taiwan, mentre a crescere sono in generale l’Europa (una crescita di sette punti percentuali) e l’America (che registra un solo punto in meno rispetto al Vecchio Continente). Ciò tuttavia non varia il vantaggio dell’Asia rispetto all’Occidente, con un robot su tre dei 384 nuovi robot registrati installati in Cina, con l’Italia che a seguito della crescita non si piazza più in alto del settimo posto per nuove installazioni.

L’Italia si posiziona al di sopra della media mondiale di 85 unità, in linea con gli Stati Uniti, Taiwan, Francia, Spagna e Cina, con buone previsioni anche per il 2019 ma più prudenti, ipotizzando una crescita del 5%

Secondo l’azienda torinese Comau il quadro sarà invece ancora migliore, come affermato dal ceo dell’azienda Mauro Fenzi per cui «dal nostro punto di vista confermiamo la crescita della robotica industriale in Italia nel 2018. Con particolare riferimento al segmento della general industry abbiamo registrato nel 2018 un incremento del 15%, quasi doppio di quello di mercato. E siamo fiduciosi di continuare nel 2019 nel percorso di crescita, anche grazie all'impatto del nostro nuovo esoscheletro MATE, che sta ricevendo riscontri molto positivi dai clienti».

Per quanto riguarda i timori legati ai posti di lavoro, Appendino avvisa che «certamente l’inserimento massiccio dell’automazione genera molte paure e vi sono timori che queste applicazioni possano cancellare posti di lavoro. In realtà queste tecnologie non nascono solo per aumentare l’efficienza ma anche per alleviare gli operatori dalle attività più ripetitive e sgradevoli. Gli studi più recenti dimostrano che quando in un paese si sviluppa l’automazione l’occupazione in realtà aumenta».