«Nei sette decenni della sua storia l’Unione Europea non aveva mai vissuto uno scontro come quello deflagrato ieri» con la decisione della Corte Costituzionale della Germania nei confronti della BCE - scrive Federico Fubini sul Corriere della Sera – e «dall’esito di questo conflitto si capirà se nell’area euro di oggi il potere ultimo è in mano alle istituzioni comunitarie o a quelle tedesche».

Siamo in presenza di un conflitto di giurisdizioni. I giudici di Karlsruhe hanno mostrato ancora una volta che nei casi di conflitto vogliono l’ultima parola, anche perché – diversamente dalla realtà italiana e di quella degli altri Paesi UE – in Germania l’operatività della Bundesbank è tutelata dalla Costituzione tedesca.

I giudici della Corte Europea però, nel 2018, a Lussemburgo, su sollecitazione della Corte di Karlsruhe, già si pronunciarono, dando ragione alla BCE di Mario Draghi e valutando che le decisioni prese a livello comunitario sono sovraordinate rispetto alle decisioni dei singoli Paesi.

Come risponderà la BCE sapendo che è suo dovere difendere l’autonomia di azione nel pieno rispetto del suo Statuto e degli accordi fra gli Stati? Lo statuto della banca vieta infatti ai governi dei singoli paesi di darle ordini o di sollecitarla in alcun modo. 

Possiamo sperare che la BCE, nel pieno rispetto dei trattati dell’Unione, confermi la piena tutela del proprio status di indipendenza. È chiaro che se – al contrario – dovesse prevalere la linea della Corte Costituzionale tedesca si creerebbe un pericoloso precedente: vorrebbe dire che le decisioni di uno Stato, sia pure il più forte, possono prevalere sulle decisioni assunte a livello comunitario e che quindi ogni Paese con i suoi atti potrebbe inficiare le decisioni prese in seno all’Unione.

Ci troveremmo di fronte ad un nodo che potrebbe far precipitare la situazione fino ad arrivare alla disintegrazione della UE.

Vale la pena ricordare che nel 2015 Mario Draghi decise il programma di acquisto di titoli pubblici sottoscrivendo bond sovrani per circa 2.200 miliardi di euro; sulla scia di questa decisione la BCE ha varato di recente un nuovo piano di interventi da 750 miliardi di euro, aprendo un ombrello protettivo proprio sull’Italia, al fine di mettere al riparo i titoli emessi per sostenere il nostro debito pubblico.

È evidente che questa situazione nasce oggi perché nel passato non si è lavorato con la dovuta attenzione per armonizzare le norme costituzionali dei singoli Paesi rispetto ai vincoli posti nei Trattati istitutivi.

È chiaro anche che a questo punto le istituzioni europee, Commissione e Parlamento, dovrebbero farsi carico del problema, assumere una linea politica in merito e poi sollevare il caso davanti alla Corte di Giustizia Europea, al fine di ottenere un’ulteriore pronunciamento che chiarisca una volta per tutte il principio della supremazia della legislazione comunitaria rispetto a quella dei singoli Stati.

Tutto ciò, a parer mio, rende ancora più urgente da parte del governo italiano compiere una chiara scelta politica, che si può sostanziare nei seguenti punti:

  • accedere ai fondi del MES per investire nella sanità pubblica;
  • abbandonare l’idea di ottenere in Europa l’emissione dei cosiddetti eurobond;
  • spingere per far decollare al più presto le obbligazioni per la ricostruzione dell’economia (i cosiddetti recovery bond); 
  • rivolgersi al mercato nazionale per procurare risorse vere attraverso l’emissione di un prestito non forzoso sottoscritto dagli italiani, garantito da parte del patrimonio immobiliare dello Stato, con emissione di titoli a 30 anni esentati da tasse presenti e future;
  • chiamare a raccolta il Paese, che in questa crisi ha dato prova di un grande senso civico, di un grande attaccamento al tricolore italiano, per traguardare l’obiettivo di raccogliere 300 – 350 miliardi di euro;
  • disponendo così di una somma pari a 300 – 350 miliardi, varare un piano per la difesa e il rilancio dell’economia reale avendo riguardo ai settori maggiormente colpite dalla crisi.

 

In questa prospettiva è da condividere la proposta lanciata oggi dal quotidiano Milano Finanze di istituire un Comitato per la Programmazione Economica, chiamando attorno al tavolo i rappresentanti delle istituzioni più prestigiose. L’obiettivo è far ripartire in sicurezza, con la ripresa rapida del ciclo produttivo .

In una situazione di emergenza un Comitato formato dal Governatore della Banca d’Italia, dal Presidente della Consob, dall’ex Presidente della BCE Mario Draghi, dal ministro dell’Economia, dal ministro dello Sviluppo economico, dal Presidente dell’ABI, dal Presidente dell’ACRI, dai Presidenti delle categorie economiche più rappresentative, sarebbe in grado di garantire certezza nei risultati andando oltre la fase della costituzione delle varie e numerose task force.

 

Luigi Grillo

già Senatore della Repubblica