La Banca Centrale Europea ha pubblicato il nuovo bollettino economico. Secondo i dati forniti, nel primo trimestre del 2020, che ha subito fortemente gli effetti dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19, il PIL dell'Eurozona è sceso del -3,8%, segnando «una contrazione senza precedenti» e che «tale effetto sarà probabilmente persino più grave nel secondo trimestre».

Nel comunicato la Bce sottolinea come «Il deterioramento degli indicatori dei consumi è senza precedenti. Lo shock provocato dal COVID-19 ha prodotto un effetto diretto attraverso il razionamento di diverse componenti di spesa. Gli effetti indiretti dovrebbero concretizzarsi attraverso l'impatto sul reddito, sulla ricchezza e sull'accesso al credito. Inoltre, la domanda repressa può avere un impatto positivo una volta revocate le misure di contenimento. L'impatto nel medio periodo sui consumi privati dipende dalla durata dei lockdown, dal ritmo di allentamento delle misure, dai cambiamenti del comportamento delle famiglie e dall'efficacia delle politiche pubbliche». Per cui, nei diversi paesi componenti l’Eurozona si attende una caduta del Pil compresa fra -5 e -12%

Il Consiglio tuttavia ribadisce finché non sarà ritenuta conclusa la fase critica dell’epidemia verrà fatto tutto il necessario «nell'ambito del proprio mandato per sostenere tutti i cittadini dell'area dell'euro in questo momento di estrema difficoltà».

Restano tesi i rapporti sulla Germania con il Financial Times che in un suo proprio editoriale richiese all’Unione Europea di «agire contro la minaccia sollevata dalla corte tedesca», richiedendo l’avvio di una procedura di infrazione. La richiesta è scaturita dalla scorsa sentenza della Corte costituzionale tedesca, la quale aveva messo in dubbio, secondo l’ordinamento federale della propria nazione, la legittimità dell'acquisto di titoli di Stato da parte della Bce. Secondo il giornale ciò mette a repentaglio «l'intero ordinamento giuridico dell'Ue», ovvero uno smarcamento giuridico del proprio paese nei confronti delle leggi europee, una condotta che potrebbe essere incoraggiata da altri paesi predisposti al braccio di ferro con Bruxelles, quali la Polonia. Una crisi giuridica dell’Unione comporterebbe inevitabilmente, accompagnata alla crisi economica e sanitaria, una nuova crescente ondata di sentimento euroscettico e nazionalista.