Dopo l’encomio del Financial Times sulle misure di prevenzione della pandemia, i riconoscimenti per il governo italiano e le politiche messe in atto sembrano non fermarsi più.

Nella giornata di ieri infatti, la nota agenzia di rating Standard & Poor’s, ha aggiornato le stime di fine anno sul PIL dei paesi dell’Eurozona, che vedono l’Italia recuperare 0,6 punti percentuali rispetto a quelle precedenti (da -9,5% a -8,9%) con un rimbalzo nel 2021 che passa da un +5,3% a un +6,4%. Numeri da non sottovalutare e che non possono non lasciar trasparire un certo ottimismo nei policy maker italiani. Occorre però, tener presente che, comunque, la media UE per quest’anno è del -7,4%, ben 1,5% in meno rispetto alle previsioni italiane. Questi sono certamente numeri interessanti e che si vanno a inserire in un quadro ben più complesso e articolato: se da una parte le previsioni sono migliori, dall’altra bisogna fare attenzione a non fare aumentare ulteriormente il divario con Francia e, soprattutto, Germania.

Inoltre, questi ultimi riconoscimenti internazionali cadono proprio in un periodo in cui le due principali forze di governo escono vittoriose dalle ultime consultazioni: il Movimento 5 Stelle porta a casa la sua battaglia identitaria sul taglio dei parlamentari, mentre il PD riesce a mantenere Puglia, Toscana e Campania, attestandosi con percentuali importanti e sopra le aspettative.

Momentum propizio, dunque, ma che vede di fronte a sé una serie di sfide piuttosto ostiche, prima fra tutte l’utilizzo del programma Next Generation EU (il cosiddetto Recovery Fund). Piano di spesa che dovrà essere discusso nelle consultazioni informali con la Commissione Europea il 15 ottobre.

Insomma, se il quadro macroeconomico e quello politico sembrano sorridere a questo governo, la strada per la ripresa, la crescita e lo sviluppo passano in gran parte da questa prossima stagione di riforme. La speranza, allora, è che l’ottimismo di oggi non si trasformi in pessimismo domani.