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Elisabetta Gardini critica le nuove regole europee per le domande di asilo: «Schiaffo all’Italia» Stampa
Scritto da Redazione   
Mercoledì 12 Giugno 2013 17:28

elisabetta-gardini«Una famiglia resta unita nel bene e nel male condividendo gioie e dolori. In questo caso i nostri fratelli europei si sono dimostrati, ancor una volta, poco attenti ai problemi e alle conseguenze che le nuove norme provocheranno a tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, in primis l'Italia».

Così Elisabetta Gardini (Europarlamentare PPE/Pdl) commenta le nuove regole europee che stabiliscono le procedure comuni per la gestione delle domande di asilo e i diritti di base per i richiedenti asilo che arrivano nell'Ue.

«Secondo il regolamento sarà il paese d'arrivo a farsi carico interamente della domanda d'asilo e i richiedenti non potranno più essere trasferiti verso Paesi che non siano in grado di farvi fronte. Considerando il numero di immigrati che ogni anno arrivano sulle nostre coste – precisa Elisabetta Gardini – il nostro sistema di accoglienza, senza l'aiuto degli altri paesi, rischia di non farcela».

Per l'eurodeputata del Pdl «siamo alle solite. L'Europa se ne lava le mani e a noi tocca sobbarcarci il carico economico e sociale dei richiedenti asilo che ci piomberanno addosso nei prossimi anni».

 
Dalle presidenziali americane la lezione più importante per il centro destra italiano Stampa
Scritto da @AndreaCamaiora   
Mercoledì 07 Novembre 2012 10:22

Obama_Romney_2«È possibile che Obama vinca le elezioni, ma non probabile». Nelle parole di Mitt Romney a poche ore dall'apertura delle urne c'è tutta la tensione e l'incertezza che caratterizza il voto per la Casa Bianca. La domanda che abbiamo posto a Martina Sassoli, capace giornalista monzese che ha prestato la sua penna, energia e intelligenza alla redazione di questo pamphlet della fondazione Colombo e che ha trascorso per questo tre mesi negli Stati Uniti, è però un'altra: si possono vincere le elezioni anche perdendole?

La risposta, leggendo le pagine ben scritte da Sassoli, è senza dubbio sì. Come scrive l'autrice «negli Stati Uniti è possibile vincere le elezioni anche quando si perdono, avendo ogni appuntamento elettorale un doppio obiettivo, a breve e lungo termine. Ed è proprio sul secondo obiettivo che si materializza la straordinarietà dei due principali partiti, capaci di guidare ogni campagna elettorale in termini prospettici. (...) Anche se Mitt Romney dovesse risultare perdente nell'imminente elezione presidenziale, il partito repubblicano ha comunque vinto perché ha già lanciato il suo asso vincente per il futuro. (...) E poi c'è Paul Ryan, l'uomo che ha saputo costruire un legame con il movimento dei Tea party diventando il punto di riferimento dell'America imprenditoriale, ritagliando su di sé la sagoma del cattolico rigoroso, diventando un punto di riferimento serio, sul quale riporre le proprie speranze». Già, la speranza.

Pensiamo alla cocente sconfitta subita da John Mc Cain, all'immagine vecchia, arretrata, perdente offerta dal centro destra statunitense. Pensiamo allo sbando in cui ha versato per quasi quattro anni il partito repubblicano, alla ricerca dell'homo novus da contrapporre ad Obama. In politica si vince e si perde. L'importante è non essere sconfitti in partenza. È coltivare una speranza per offrirla agli altri. È costruire un percorso di credibilità fondato sulla responsabilità e la competenza. C'è una grande «lezione» americana di cui scrive Mario Sechi, il più autorevole giornalista italiano nell'area culturale alternativa alla sinistra, ed è l'esempio offerto dagli Stati Uniti alla vecchia signora Europa nel rispondere alla crisi.

Poi c'è una piccola lezione che viene dagli States è che è raccontata in questo pamphlet. È quella di un blocco sociale che ritrova rappresentanza.

Dovremo passare anche noi per le macerie delle prossime elezioni politiche o sapremo costruire una proposta adeguata ai bisogni dell'Italia e al sentire degli italiani? Per Sechi, Romney non è ancora il meglio di quanto possa offrire il partito dell'Elefantino, ma è comunque un candidato credibile. Un'offerta politica degna di questo nome.

Le primarie, del Pdl o di quel che resta del centro destra sono importanti, certo. Ma dalle modalità con le quali Angelino Alfano le ha annunciate, all'indomani della clamorosa sconfitta in Sicilia, e con cui ha contestualmente comunicato la propria candidatura, emerge un assente eccellente: il programma, la visione d'insieme.

Quale idea per l'Italia? L'età potrebbe farci indulgere verso una soluzione estrema: fare tabula rasa del passato, dell'esperienza di chi prima di noi si è misurato con il governo del Paese. Non è così che si costruisce. È piuttosto dall'accoppiata tra Mitt Romney e Paul Ryan, così come emerge con nettezza dal nostro pamphlet, che trova un senso il centro destra americano.

E insieme ai candidati, ai volti, ci sono le idee. Il «Path of prosperity», il budget decennale lanciato da Ryan e divenuto in poco tempo la piattaforma programmatica dell'intero partito repubblicano, è un esempio. C'è la riscoperta del portato valoriale di quello che Gianni Baget Bozzo chiamava «l'Impero d'Occidente». Il centro destra in Italia sta morendo per assenza di linea politica, in America questa linea politica c'è e passa per gli assalti di Romney a Obama dall'economia alla politica estera. C'è una società in Italia che parla e un centro destra che avrebbe ancora cose da dire ma occorre cambiare forme, linguaggi e, quando serve, anche volti. Ma servono contenuti! La proposta politica non può riproporre stancamente i programmi del 2008 se non addirittura del 2001! Perché mai, questa è la domanda rafforzata dall'esempio a stelle e strisce, in Italia si dovrebbe votare per il centro destra?

Il punto, in Italia come negli States, non è banalmente costruire la vittoria. Ma costruire la speranza e un'alternativa politica capace di durare nel tempo. Allora avremo veramente vinto. Anyway.

 
Cronache ungheresi 11/ Eserciti non più contrapposti: la collaborazione militare italo-magiara Stampa
Scritto da @AndreaCamaiora   
Venerdì 02 Novembre 2012 15:34

imagesNella Grande Guerra soldati italiani ed ungheresi "combattendo da prodi si affratellarono nella morte", come recita in modo emblematico l'epigrafe sul Monte San Michele. Superato ben presto questo tragico capitolo della nostra storia la memoria delle decine di migliaia di soldati ungheresi che riposano nei cimiteri di guerra italiani aiuta a rafforzare anche oggi i legami di amicizia personale tra i militari dei nostri Paesi.

È lontano ormai anche lo spirito della guerra fredda, quando i nostri due eserciti si allenavano per affrontarsi in un ipotetico attacco. Anzi, al giorno d'oggi è proprio con l'Italia che l'esercito ungherese ha i rapporti più vivi: uno degli assi portanti ne è la brigata trilaterale italo-ungherese-slovena (Multinational Land Force). Il quadro fondamentale della cooperazione in questo campo è data, naturalmente, dalla NATO e dall'UE, ed i nostri militari hanno servito insieme la causa della pace nei Balcani e in Afganistan. Sono una cinquantina i militari ungheresi che attualmente prestano servizio presso i comandi NATO in Italia.