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Stracquadanio: “Nuova legge e rinvio del voto” PDF Stampa E-mail
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di Andrea Camaiora   
Mercoledì 10 Marzo 2010 12:20
«Berlusconi? Si sta esponendo anche troppo. Il caos nella presentazione delle liste mica è causa sua». A parlare di Berlusconi è Giorgio Stracquadanio, parlamentare Pdl e consigliere del premier.
Onorevole, secondo lei come va a finire nel Lazio?
Mah, speriamo bene. Dubito però che la Corte d'Appello si discosti dal Tar. E anche il Consiglio di Stato ha poco margine di manovra. Non va dimenticato che il problema consiste nel fatto che la lista, sabato 27 febbraio, non fu presentata. Questo però è quanto sta accadendo sul piano giuridico. Poi c'è una valutazione politica da fare...
Vediamola assieme la soluzione politica, allora.
I radicali hanno proposto uno slittamento del voto di un mese per tutte le regioni. Un'ipotesi che, fino ad ora, aveva visto la maggioranza contraria. Bersani ha detto no, ma si è scontrato con la caparbietà di Pannella. Ebbene, il Pdl potrebbe rilanciare sulla proposta dei radicali, proponendo il rinvio del voto nella sola regione Lazio. Ma accompagnando la proposta ad una nuova legge elettorale, concordata con l'opposizione, che faccia giustizia di tutte gli inutili aggravi e delle storture della normativa attuale. In questo modo potremo riaprire la partita, anche perché eventuali divisioni nell'opposizione di fronte a questa proposta di buon senso ci offrirebbero nuovi margini di azione. Possiamo infatti essere d'accordo sul fatto che la legge elettorale vigente è sbagliata, così com'è.
Le sembra che ci sia stata una manovra preordinata per escludervi dalle elezioni?
Stiamo assistendo a un'iniziativa politico-giudiziaria, a un uso politico della giustizia da parte del Pd. Esempi concreti? Penso a quel magistrato romano che, come ha documentato il Giornale, ha nel suo ufficio un ritratto di Che Guevara. Mi preoccuperei se un magi strato avesse qualunque ritratto di un uomo politico nel suo ufficio. Figuriamoci se un magistrato ha un ritratto di Che Guevara. Non credo che possa essere equilibrato nel svolgere il suo compito. E, guarda caso, quel magistrato ha chiuso la porta in faccia agli esponenti del Pdl invece di registrare se la consegna era avvenuta in ritardo o meno. In Lombardia è stato concesso ai radicali di spulciare nelle liste altrui. Il Pd sta giocando a sbattere fuori gli avversari dalla competizione elettorale. I pronunciamenti della giunta rossa del Piemonte, della giunta rossa uscente del Lazio, la presenza dell'avvocato Pd nel Tar del Lazio... sono elementi che preoccupano. E' in atto una iniziativa politico-giudiziaria contro il Pdl, c'è un uso politico della giustizia.
Capito onorevole, come sempre ci va leggero...
C'è poco da smorzare i toni. Sono stati fatti errori a monte, anche nella selezione di candidature e alleanze. Al Nord c'è una visione strategica nell'alleanza con la Lega, ma al Centro Sud? Abbiamo siglato accordi con l'Udc dove non serviva, nel Lazio e in Calabria, e non dove era necessario, in Puglia. Per non parlare della Campania.
Cos'ha da dire della Campania?  
Come cosa ho da dire? Le sembra che l'Udc con cui abbiamo fatto alleanza assomigli di più a quella di Casini o a quella di De Mita?! Non c'è stata visione strategica e questo ha favorito le manovre di alcuni maggiorenti che nelle regioni hanno pensato di costituirsi postazioni locali.
Come andranno le elezioni?
Meno bene delle aspettative. Rischiamo di perdere la conta delle regioni. Poi, certo, è probabile che vinceremo nel numero di cittadini che sono amministrati dall'uno o dall'altro, schieramento, mica si possono paragonare Basilicata e Lombardia. Certo però abbiamo offerto al Pd l'occasione di tornare ad essere partito nazionale, dal Piemonte alla Puglia (il Clandestino).
 
La democrazia (e la Carta) prima di tutto PDF Stampa E-mail
Attualità
di Caterina Carosi   
Martedì 09 Marzo 2010 16:59
Tralasciamo tutto ciò che accadrà dopo la sentenza Tar. Non abbandoniamoci a previsioni azzardate sul verdetto del Consiglio di Stato e non pensiamo a ricorsi, diffide e manifestazioni di piazza. Poniamo in secondo piano anche i leciti commenti sulla giustizia morale e le diatribe immaginarie tra filosofi come Kelsen e Shmidt. Facciamo in modo che il nostro bagaglio culturale possa lasciare il posto ai testi giuridici e in particolare alla Carta Costituzionale, quel prezioso documento che decreta l’inappellabilità e costituisce il diritto del nostro Paese.
Il Tar ha infatti affermato che in materia di elezioni la potestà legislativa spetta alla regione (in questo caso il Lazio) con la legge numero 2 del 2005.  Per tale motivo non ci si può appellare al decreto salva-liste emanato lo scorso 6 marzo dal governo e tantomeno, fa intendere il Tar, si può seguire l’interpretazione di governo non dovuta giuridicamente. Ma cosa dice in realtà la nostra Carta costituzionale? E soprattutto: cosa riporta la legge regionale numero 2 del 2005 di cui parla il Tar?
L’articolo 122 della Costituzione afferma: “Il sistema di elezione […] sono disciplinati con legge della Regione nei limiti dei principi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica, che stabilisce anche la durata degli organi elettivi.”. Una delle leggi della Repubblica di cui parla l’articolo costituzionale è proprio la legge 17 febbraio 1968, numero 108, quella interpretata nel decreto salva-liste. C’è di più: la legge regionale, all’articolo 1 comma 2,  riporta che: “Per quanto non espressamente previsto, sono recepite la legge 17 febbraio 1968, numero 108 (Norme per la elezione dei Consigli regionali delle Regioni a statuto normale) […]”. A prima vista sembra chiaro che la legge ordinaria stabilisce i principi fondamentali (come previsto nella 168 del decreto dell’esecutivo) e la legge regionale si regola in base a quei principi per la sua formazione.
Anche se si dovesse trovare il cavillo giuridico, come dimostrato dal Tar, resta il fatto che il diritto di voto è uno dei diritti inviolabili della Costituzione, che tutela il cittadino in quanto uomo libero d’esprimere la propria opinione elettorale. C’è da dire, come molti potrebbero obiettare, che la libertà di voto vale a prescindere dalla lista Pdl (infatti nessuno ci sbarrerà la porta del seggio il 28 e 29 marzo), ma è pur vero che in mancanza di un forte rappresentante politico, che gode di fiducia ventennale, si rischia d’inibire la libertà al voto con la conseguenza di un forte astensionismo. Un evento del genere scuoterebbe quella democrazia tanto difesa dalla nostra Carta e farebbe della magistratura tout court l’attentatore non violento del suffragio universale.
 
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