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Santoro, come Attila sulla par condicio PDF Stampa E-mail
Spettacolo
di Redazione   
Martedì 02 Marzo 2010 12:56
“Vogliamo essere onesti? La decisione della Rai, come quella della Vigilanza, ha un nome e un cognome: Michele Santoro. È un eccellente professionista, uscirà dalla Rai con una magnifica buonuscita per rientrarvi come autore di preziose docufiction (io sono uscito dopo 39 anni con 300 milioni di lire). Ma intanto è passato sulla par condicio con il garbo di Attila. Con accenti diversi, l’ha massacrata nell’arco dei decenni. Vorrei che mi si dicesse in quale grande tv pubblica e anche privata al mondo esiste un programma di prima serata in cui la vittima è costantemente la stessa parte politica, che stia al governo o all’opposizione…”.
Prosegue il duello a distanza tra Bruno Vespa e Michele Santoro. La sopracitata dichiarazione del noto conduttore di Porta a Porta, estrapolata da un’intervista rilasciata a Paolo Conti del Corriere della Sera, lascia infatti poco spazio all’immaginazione. La polemica è scoppiata dopo la decisione di sospendere i Talk Show in vista della campagna per le regionali. Decisione che lo stesso Vespa ha definito “grave, ingiusta e sorprendente, pur nel rispetto di un indirizzo del Parlamento”. Individuando il colpevole:  “Non potendo sospendere solo Santoro in campagna elettorale, nonostante non rispetti le regole (basti rivedere i programmi del 2001) hanno cancellato anche le nostre trasmissioni. L’azienda ha una sola giustificazione: Santoro è lì per ordine del magistrato”.
La replica del conduttore di Annozero: “Mi sta facendo tornare ragazzino. Quando andavamo a scuola c’era sempre quel compagno di classe un po’ birbantello che indicava l’altro come responsabile delle marachelle. Ma noi ci battiamo anche per lui perché quello che sta succedendo non ha precedenti nella storia della tv occidentale, è un atto censorio molto grave”.
 

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