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Dal 9 marzo 1908 ad oggi: uno stile di vita chiamato Inter PDF Stampa E-mail
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di Laura Cirilli   
Martedì 09 Marzo 2010 18:32
"Hanno scelto per noi i colori del cielo e della notte. Sono passati 100 anni e li ringraziamo ancora per aver fondato l'Internazionale Football Club. Era la sera del 9 marzo 1908, erano poco più di 40: oggi siamo milioni. Si radunarono nel cuore di Milano, presso il ristorante L'Orologio. Erano ribelli e avevano un sogno: dare la possibilità a tutti, italiani e stranieri, di giocare a calcio per la stessa bandiera...nerazzurra! Sono passati 102 anni da quella sera, 102 anni di passione, di bellezza, 102 anni di attese, di fantasie, 102 anni di sfide, di vittorie e di orgoglio: di tantissimo orgoglio! Questa è la notte della memoria e la notte del futuro, del filo che unisce i campioni di ieri, di oggi e di domani. È la notte che sognavano in quel lontano 9 marzo e che noi regaliamo ai nostri bambini. È la notte di tutti gli interisti, piccoli e grandi, vicini e lontani. Per 100 di questi giorni, per 100 di queste emozioni, per sempre, solo...Inter! Infinito amore, eterna squadra mia!". Con queste parole due anni fa Gianfelice Facchetti apriva la festa del centenario dell’Inter.
Una premessa che ai giorni nostri vale la pena ricordare, come vale la pena citare l’avvocato Peppino Prisco che di quella notte sottolinea "l’essere nati partendo dal nulla" (riferendosi ai rossoneri), le sue battute ironiche interiste ma soprattutto antimilaniste.
Tutto in una notte, in una sola notte si misero le basi di quella che oggi è diventata una leggenda del calcio italiano, fatta di "tante vittorie, giorni bellissimi, sconfitte stupide, giorni difficili, tristezza ed euforia, gioie e dolori" come canta Max Pezzali in una canzone dedicata proprio alla squadra nerazzurra.
102 anni di storia ricca di protagonisti come Meazza a cui è dedicato lo stadio milanese, “Veleno” Lorenzi, lo stile e l’eleganza dell’incontrastato capitan Giacinto Facchetti, Mazzola, Picchi, Burnich della Grande Inter affiancati da Mariolino Corso e Domenghini, gli anni ottanta caratterizzati da Roberto “Bonimba” Boninsegna, Oriali, Beccalossi, Altobelli, Berti e Zenga, le 758 presenze dello “zio” Bergomi fino ad arrivare al campione del mondo Marco “Matrix” Materazzi.
Chiamandosi Internazionale non poteva non presentare una folta rosa di calciatori stranieri di cui si ricordano lo svedese Skoglund, l’argentino Angelillo, Jair e Suarez campioni degli anni sessanta, i tedeschi Rummenigge, Matthaus, Brehme e Klinsmann, le serpentine del “Fenomeno” Ronaldo, i gol in rovesciata di Djorkaeff e il sempre presente capitan Zanetti.
Vanno citati anche coloro che hanno lavorato per la squadra, che hanno creduto in un grande progetto, i presidenti tra cui Ivanoe Fraizzoli, Angelo e Massimo Moratti, ma anche gli allenatori tra cui Fossati (il primo coach), il “Mago” Helenio Herrera condottiero della leggendaria Grande Inter, Trapattoni vincitore dello scudetto dell’89, Gigi Simoni e i difficili anni di calciopoli, Roberto Mancini detentore di ben 3 scudetti consecutivi e il contestatissimo Josè Mourinho.
Una storia fatta di nomi, ma anche di passioni, di partite, di trasferte, di viaggi in treno e in aereo dei tifosi, degli ultras che non lasciano mai sola la propria squadra. Non una semplice squadra di calcio, uno stile di vita, un modo di pensare e di essere, un affetto incondizionato a quei colori (il nero e l’azzurro) anche quando il gruppo è in difficoltà, a prescindere da tutto e tutti, perché “tifare Inter vuol dire onore” tanto per citare un coro della curva nord.
Auguri Inter per i 102 anni di storia e “di serie B non ho memoria…”.
 
Dal paradiso all'inferno: il pazzo weekend di Inter e Milan PDF Stampa E-mail
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di Jones   
Lunedì 08 Marzo 2010 13:19
Sabato. Ore 23. L’impressione è chiara: a questa Inter va sempre tutto bene. Il Milan, che ha appena terminato l’anticipo sul campo della Roma, ha sprecato di fatto l’ennesima occasione. I tifosi rossoneri sono soddisfati per il gioco costruito dai ragazzi di Leonardo, ma non per le occasioni create (poche, considerato il predominio rossonero) e figuriamoci per quelle sprecate (rivedi Borriello e Huntelaar).
Squadra in salute, quindi. Ma resta l’amaro in bocca. Perché i punti, adesso, cominciano a pesare davvero. E i cugini, impegnati in casa il giorno dopo contro il Genoa, a questo punto possono allungare. Tentare una nuova fuga. Sei lunghezze, infatti, sarebbero davvero tante. I liguri, poi, al Marassi fanno paura, ma fuori subiscono e pure tanto. Ne sa qualcosa proprio il Diavolo, capace qualche tempo fa di seppellire i genoani a Milano sotto una raffica di gol. Ci sono tutti i presupposti, a questo punto, per rammaricarsi e attendere con rassegnazione il posticipo di domenica. Ma visto che la palla è rotonda, e gira sempre dove e come vuole, ecco che la situazione si ribalta: l’Inter va clamorosamente in bianco. E non solo esteticamente parlando. Partita brutta al Meazza, i nerazzurri sono spuntati, sembrano quasi svogliati. E a nulla servono le urla di Special One dalla tribuna. L’assalto finale non salva i campioni. E lo 0 a 0 premia un Genoa attento e ordinato e riabilita i sogni degli inseguitori.
Domenica. Ore 23.  A mente quasi fredda, facendo un po’ di conti, si può giungere a una conclusione inaspettata: è stato un weekend positivo per il Milan. Restare a 4 punti, in un turno sulla carta sfavorevole, non può che incrementare le speranze scudetto. Che si fanno ancora più concrete grazie alla migliore condizione fisica e mentale e grazie sorattutto ai prossimi due appuntamenti del calendario: doppia trasferta siciliana per l’Inter, doppio turno casalingo per i rivali, con Napoli e Chievo. E poi il 28 tocca a Mou scendere sul caldo campo della Roma.