Dopo il successo dell'evento «La Pinacoteca sotto una luce nuova», con cui la Pinacoteca di Cagliari ha riaperto al pubblico, la redazione di Voce Alta ha intervistato uno degli ideatori del progetto che ha dato nuovo lustro e nuova vita a un importante polo museale del territorio sardo, l'architetto lighting designer Michele Schintu. 

Come nasce il progetto e perché?

Il progetto nasce su volontà dell’ex Direttore del Museo Archeologico e della Pinacoteca Nazionale di Cagliari, Dott. Concas, il quale aveva capito che i retabli (elemento centrale della collezione della Pinacoteca) non potevano più essere esposti sotto una luce non progettata. Infatti non era possibile apprezzarli nella loro bellezza, i colori risultavano smorti, gli illuminamenti sfalsati e non omogenei. Insomma bisognava al più presto porre rimedio. 

Lei lo ha curato, ci parli della sua carriera e se questa tecnica è stata proposta anche per altri musei.

Io sono un architetto lighting designer essendo specializzato (mediante il conseguimento di un master universitario presso l’Università Sapienza) in lighting design. Mi dedico alla progettazione illuminotecnica sia nel campo del pubblico che del privato. Il progetto per la Pinacoteca Nazionale di Cagliari ha richiesto mesi di studio e di analisi preliminari. Le difficoltà erano parecchie, tra cui la distanza ridotta per l’inserimento degli apparecchi d’illuminazione e la necessità di dare omogeneità di illuminamenti alle opere. Inoltre volevamo che le opere risaltassero nel contesto espositivo, diventassero il fulcro dello sguardo del visitatore. Ciò prima non accadeva in quanto lo sfondo era troppo chiaro e l’occhio veniva distratto da un contrasto eccessivo tra l’opera e lo sfondo su cui era esposta. Per questo motivo il nostro lavoro si è  orientato sia sullo studio di un apparecchio in grado di lavorare nelle distanze ravvicinate e con un’altissima resa cromatica, capace di far risaltare al meglio i colori di queste magnifiche opere, sia sullo studio di una nuova colorazione dei fondali. Abbiamo quindi messo in atto un vero e proprio restauro percettivo; per dirla in parole povere, le opere sembrano restaurate grazie alla luce che ne ha restituito i particolari, i decori e le bellissime policromie. Il restauro percettivo è stato attuato in monumenti in cui sono presenti soffitti affrescati, uno fra tutti che mi viene in mente è la Capella degli Scrovegni o la stessa Basilica di San Pietro. Monumenti che grazie allo studio della nuova luce hanno riacquistato la loro originale bellezza. 

 

Quali sono i punti di forza e le caratteristiche del lighting design?

Il lighting design è una branca della progettazione molto articolata, racchiude al suo interno conoscenze tecnico-fisiche, scienza e design. Non è una novità che le persone vengano attratte da ambienti ben illuminati, con una luce studiata, pensata, e non una luce che ha il solo scopo di "far vedere". Il lighting design richiede competenza, maestria, e cosa di non poco conto, continuo aggiornamento, essendo un settore in rapida evoluzione. Il lighting design è quella branca della progettazione che si occupa della luce, partendo da un’idea, dando forma agli spazi, portando nei luoghi i sentimenti, creando atmosfere, determinando anche gli stati d’animo, valorizzando gli ambienti e il patrimonio culturale. Il lighting design è anzitutto un progetto d’architettura, dove l’obiettivo rimane legato alla percezione dei luoghi, all’interpretazione funzionale della luce, all’uso consapevole dell’energia ed alla capacità di riuscire ad emozionare attraverso il gioco delle ombre e del colore. Per questo vi rimando anche ad un piccolo blog che noi dello studio essequadro | p ingegneria architettura, abbiamo creato durante il periodo del lockdown all’interno del nostro sito www.essequadrop.com dove potrete scoprire alcuni aspetti legati proprio a questa bellissima branca della progettazione. Credo che la luce sia un’importante materia progettuale, energia pura, che si trasforma in strumento narrativo.