Dopo l’ennesimo fine settimana caratterizzato da ben sei morti sulla neve, ci si interroga su quali provvedimenti siano necessari per arginare l’imperizia e talvolta l’incoscienza di molti sciatori e alpinisti.
Il Dipartimento della Protezione Civile ha infatti inserito un provvedimento che cerca di affrontare questo problema, all’interno di un emendamento del Governo, al decreto legge emergenze in discussione al Senato.
Nella proposta avanzata dalla Protezione Civile vi sarebbe un ammenda fino a 5.000 euro per chi scia fuori pista e per chi compie escursioni quando sconsigliato dai bollettini meteo; inoltre sarebbe anche previsto il carcere per chi provoca valanghe e determina la morte di altre persone.
Provvedimenti eccessivi? Assolutamente no. Abbiamo infatti assistito negli ultimi tempi ad una serie di drammi che non solo hanno coinvolto i diretti interessati ma che hanno anche messo a rischio la vita dei soccorritori.
Il dovere di soccorrere chi si trova in difficoltà non deve essere frainteso con la possibilità di poter compiere atti e iniziative dettate dall’incoscienza o in molti casi da vere e proprie manie di protagonismo.
Coloro che praticano il fuoripista, che si mettono in marcia in periodi dell’anno in cui le temperature possono causare importanti scioglimenti delle nevi, o che si avventurano, nelle ore più calde della giornata, male equipaggiati in escursioni impegnative mettono a repentaglio non solo la propria vita ma anche quella altrui.