Tutto qui? Il fronte democratico anti PDL e anti Cavaliere, a quanto pare, ha partorito un topolino. E pure uno di quelli che si conoscono già.
Il riavvicinamento tra Di Pietro e il Partito Democratico evoca infatti vecchi e poco simpatici ricordi. In fondo Pierluigi Bersani non lo ha mai nascosto: il suo Pd è all’opposto di quello ideato e messo in pratica da Veltroni. Lui vuole ricucire con calma  lo strappo dell’ex sindaco di Roma, che nel 2008 fece saltare quella larga e tormentata alleanza chiamata Unione. Troppo vivo, all’epoca, il ricordo dei litigi, delle divisioni, della impossibile convivenza tra moderati e radicali, tra giustizialisti e socialisti, progressisti e No Global. A Walter,  comunque, non andò poi così male. Unico neo quel vulcanico di Tonino, che all’indomani della scontata vittoria di Berlusconi procurò solo grattacapi alla truppa democratica.
Ora il delfino di D’Alema che fa? Strizza l’occhio proprio all’ex pm e sogna una nuova grossa coalizione, da mettere su alla buona e meglio prima delle prossime politiche. Braccia aperte verso le estreme, ma pure verso l’eterno indeciso Casini. Serve fare numero, più sono e meglio stanno.
E pensare che loro hanno la cultura: gli intellettuali, i salotti, i giornali, i movimenti, gli artisti. E pure un bel po’ di potere economico e burocratico: sparso per lo Stivale e distribuito tra banche, pubbliche amministrazioni, grandi aziende e sindacati amici. Tutto ciò che occorre per elaborare nobili idee di cambiamento e realizzare concretamente ambiziosi ed innovativi progetti politici.
Ma a quasi due anni dalla cocente e prevedibile sconfitta,  invece di costruire sulle macerie del disastro che fu, utilizzano proprio quelle, le macerie appunto, per ricomporre i pezzi di un passato già bocciato dagli elettori e dalla Storia.
Il tempo, quindi, sembra essersi fermato dalle parti della sinistra che una volta faceva tremare il mondo. E l’imbarazzo aumenta se si getta lo sguardo dall’altra arte della barricata. Dove quelli che si pensava fossero bravi solo a srotolare tappeti rossi all’arrivo di Re Silvio, danno vita a dibattiti più o meno fecondi sul futuro della politica e del loro partito.
Bersani e compagni non vogliono però sentir ragioni. L’obiettivo unico non è rinascere, ma buttare a mare il Cavaliere. Tutti contro uno. Solo così, forse, la nave non affonda. L’importante è restare a galla. Dove attraccare, poi si vedrà.