Molti si chiedono perché, a causa della Svizzera, l’Europa sia stata coinvolta nella boutade con la Libia. Il premier dell’ex quarta sponda Gheddafi ha infatti bloccato lunedì il varco dei confini libici per qualsiasi cittadino degli Stati vincolati dagli accordi di Schengen. La presa di posizione del leader libico segue alla notizia pubblicata dal giornale 'di famiglia' Oea, legato al figlio di Muammar Gheddafi, che in seguito a una misura diplomatica presa da Berna lui e di altri 187 libici erano stati banditi dalla federazione elvetica. Il provvedimento ha riacceso la guerra diplomatica che da 20 mesi mina i rapporti tra i due Stati. Il 16 luglio del 2008 infatti, Hannibal Gheddafi, figlio del leader, viene arrestato insieme alla moglie (al nono mese di gravidanza) in un hotel di lusso di Ginevra per aver preso a cinghiate due camerieri. Ricordiamo che la coppia era arrivata a Ginevra appositamente per il parto. I due “reali” vengono arrestati, ma il giorno dopo il figlio di Muhammar Gheddafi e la moglie vengono rilasciati su cauzione (300mila dollari) e subito rimpatriati in Libia. Un settimana dopo, l’orgoglioso Gheddafi senior blocca per una settimana le forniture di petrolio alla Svizzera. Passeranno poche settimane, perché la Procura di Ginevra archivi le accuse contro Hannibal dopo che i due camerieri avranno ottenuto un ingente risarcimento e il permesso di soggiorno in Svizzera. Il direttorio Svizzero però non sembra gradire la risoluzione della vicenda e i rapporti continuano ad incrinarsi: a settembre Tripoli blocca di nuovo le forniture di petrolio alla Svizzera e ritira sette miliardi di dollari dalle banche della confederazione elvetica. Poco prima delle pause natalizia, il 23 dicembre 2008 viene cancellato il collegamento Swiss tra la Svizzera e la Libia. Vista la crisi diplomatica, il 20 agosto 2009 il presidente svizzero Hans Rudolph Merz decide di fare mea culpa per 'l'ingiusta' detenzione di Hannibal, ma dopo pochi giorni, il 3 settembre 2009, Gheddafi fa marcia indietro sulla tregua e annuncia che chiederà all'Onu lo smembramento della Svizzera e l'assegnazione dei suoi territori a Francia, Italia e Germania. Così fino ai giorni nostri. Uno scontro che va oltre le logiche economiche, ma gioca una lotta sulle differenze culturali. I dati secondo l’ultimo censimento danno il 41,11% dei residenti svizzeri aderente al cattolicesimo, il 33,04% alla Chiesa riformata svizzera (calvinista), ma c’è un pesante 5% votato all'islam (sostanzialmente appartenenti a ceti immigrati) che assicura sconvolgimenti futuri nelle radici culturali svizzere . Questo dato ha acceso la miccia dell’intolleranza tra i potenti banchieri elvetici e la popolazione dal reddito procapite di 33mila euro, che in poco tempo hanno fatto quadrato culturale con il caso dei Minareti. Purtroppo per loro, la cultura non fa camminare nel breve termine il sostentamento di un Paese e dalle ultime vicende la potenza energetica libica ha più volte ammonito il piccolo eldorado, che in quanto a risorse sta messo maluccio. Purtroppo l'avanzatissimo settore dei servizi non accende una macchina, né aziona un aereo. Questa volta la Libia ha alzato la voce ed ha rivolto il suo disagio al titano europeo. Bisognerà vedere in proporzione quanto varrà un metro quadro di terra svizzera contro uno libico.
Oriente contro Occidente.