Ieri sera, dopo una rocambolesca votazione e aver già incassato il giorno prima la fiducia alla Camera, Conte e quel che rimane del suo governo hanno ottenuto la fiducia del Senato: 156 voti a favore contro i 140 contrari e 16 astenuti, tutti del gruppo di Iv. Per “l’avvocato del popolo” è stato una “vittoria dimezzata”, poiché per arrivare alla maggioranza (non assoluta, a quota 161) ha dovuto contare sul voto di 3 senatori a vita, che non si possono considerare a pieno parte della maggioranza, 10 voti del gruppo misto, e infine due voti sottratti all’opposizione e uno a Iv. 

La votazione a Palazzo Madama ha lasciato sul campo vinti e vincitori: il resiliente Presidente del Consiglio è riuscito apparentemente a superare la crisi innescata dagli ex colleghi di Iv (oggi è previsto l’incontro al Quirinale col Capo dello Stato), rimanendo, se pur non saldamente, alle redini del proprio governo e alla guida di un M5S orfano di un vero leader, che sempre più si sta affidando alla figura di Conte; Matteo Renzi, che oramai da mesi puntava a rafforzare la propria posizione all’interno dell’esecutivo giallo-verde, è probabilmente il leader che esce più indebolito: per raggiungere il suo obiettivo ha giocato la carta più rischiosa provando con un atto di forza (nei giorni scorsi sono stati ritirati i Ministri Bellanova e Bonetti), ma uscendone di fatti sconfitto. Indipendentemente dalle dichiarazioni di facciata che vogliono far trapelare alcun ripensamento, il risultato della crisi è stato da negativo: Conte è ancora a capo del governo, Iv è all’opposizione e senza più incarichi, Nencini ha votato a favore del governo contravvenendo alla lenea astensionista e la “non sfiducia” al governo non basterà, probabilmente, per riaprire i dialoghi con Conte e i 5 Stelle, che hanno a più riprese dichiarato di aver definitivamente chiuso la porta all’ex leader del PD, nonostante i suoi accenni di ripensamenti degli ultimi giorni; anche il centrodestra non esce completamente integro: sia Giorgia Meloni che Matteo Salvini invocano a gran voce le elezioni anticipate, come di consueto oramai da mesi, ma all’interno dei rispettivi partiti non mancano opinioni discordanti. In particolare, all’interno della Lega è presente una linea “giorgettiana” che si è detta favorevole a proseguire la legislatura e appoggiare un eventuale governo istituzionale. Della coalizione però, chi ha accusato maggiormente il colpo è FI, che ha visto passare fra i “costruttori”, contravvenendo alla linea di partito, altri due Senatori (Andrea Causin e soprattutto Maria Rosaria Rossi), dopo aver incassato la defezione di ieri a Montecitorio da parte di Renata Polverini. 

Di fatto ora la palla è passata al capo dello stato, che oggi accoglierà una delegazione guidata da Giuseppe Conte e in base a quanto accaduto ieri in senato e lunedì alla Camera deciderà se affidare ancora una volta a lui il compito di formare un governo per affrontare le sfide della pandemia e della ripresa economica.