Il Ministero della Salute ha deciso di ritirare dal mercato nove pigmenti per tatuaggi poiché questi contengono sostanze cancerogene e/o allergeniche. Gli articoli sono per tanto sottoposti a divieto di commercializzazione, ritiro e richiamo. Le sostanze trovate nei pigmenti vanno dalle ammine aromatiche, come toluidina e anisidina, agli idrocarburi policiclici aromatici, ovvero sostanze inserite da tempo tra i cancerogeni e non conformi alla direttiva della Risoluzione Europea ResAP del 2008 che regola il settore tutelando il lavoro dei tatuatori e la salute dei consumatori.

Tutti gli inchiostri sono prodotti negli Stati Uniti e recano i nomi di Dubai Gold, Sailor Jerry Red, Black Mamba, Green Beret, Hot Pink, Banana Cream, Lining Green, Lining Red Light e Blue Iris

Comunque, al di là di allarmismi, aghi, inchiostri e macchinari per i tatuaggi oggi offrono più garanzie rispetto anche solo un decennio fa. Un esempio su tutti è quello degli aghi che devono essere, per legge, in acciaio chirurgico. Con l’ampliarsi del mercato inoltre sono sorte e si sono rafforzate aziende di articoli specializzati e realizzati rispettando la legislazione vigente che, nel caso italiano, è tra le più ristrettive d’Europa. Per quanto concerne gli inchiostri devono essere sterili, atossici ed essere contenuti in capsule porta pigmenti monouso. Le reazioni più diffuse tra la piccola percentuale che ha subito effetti collaterali sono gonfiori, arrossamento ed emorragie, mentre il rischio di infezione batterica è calcolato tra l’1 e il 5% dei casi, comunque sempre dovuta a casi in cui non sia stata garantita la corretta igiene di tutti i passaggi e la sterilità degli strumenti.

Secondo gli studi condotti dall’Istituto Superiore della Sanità il 13% della popolazione italiana ha almeno un tatuaggio, pari quasi a sette milioni di persone.  Dai dati emerge una maggior diffusione di tatuaggi tra le donne (13,8%) rispetto agli uomini (11,7%). Mediamente il primo tatuaggio viene effettuato a 25 anni, sebbene la fascia d’età più coinvolta sia tra i 35 e i 44 anni. Positivo il dato dei tatuati presso centri specializzati, pari al 76,1%, o presso centri estetici pari al 9%, ma permane una zona d’ombra al di fuori dei centri autorizzati.