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Scajola e la verità sui servizi segreti |
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Scritto da Redazione
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Martedì 04 Dicembre 2012 11:56 |
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Ma cosa ha detto Scajola per finire nell'ennesimo polverone mediatico? Cosa c'entra la commissione parlamentare di controllo sui servizi segreti di cui è stato presidente dal 2006 al 2008?
Sabato scorso l'ex ministro ha partecipato a una tesissima riunione a porte chiuse del coordinamento regionale del suo partito nella quale, insieme a numerosi amici, ha presentato una richiesta di dimissioni al coordinatore regionale, tale Scandroglio, e al suo vice che il coordinamento stesso ha approvato dopo l'abbandono degli interessati. Ora: può capitare e deve capitare tra uomini che, nelle sedi deputate, si usi l'esercizio della verità anche con toni e atteggiamenti adeguati al contesto, alla rabbia e ai dolori che sono stati subiti.
È d'altra parte in linea con il comportamento di certi signori che si diano estratti distorti del contenuto di un intervento al fine di non far emergere il vero dato politico di quella riunione: la sfiducia ai vertici regionali del Pdl che, in Liguria, hanno deluso elettori, militanti, coordinamenti provinciali e amministratori locali. Tradotto: Scajola si è ripreso il partito e questo perché, nonostante tutte le maldicenze girate sul suo conto, le persone in buona fede si sono accorte che le accuse contro di lui sono inconsistenti e che, last but not least, alcune di esse – vedi l'avviso di garanzia per associazione a delinquere nella realizzazione del porto di Imperia – si sgonfiano da sole con lo stesso pm a chiedere l'archiviazione del procedimento, dopo due anni di indagini scrupolose!
A questo punto però è necessario chiarire ciò che Scajola ha detto per mettere fine a indegne strumentalizzazioni. Il politico ligure ha accusato, in un passaggio del suo intervento nella riunione di sabato, alcuni ben individuati esponenti del Pdl di aver usato in maniera sistematica contro di lui vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto e che, per giunta, si stanno chiarendo. Scajola li ha accusati perché, assai più degli avversari politici, hanno tentato e tentano di avvantaggiarsi personalmente con una campagna interna al partito.
Scajola ha dunque detto loro l'esatto opposto di quello che si cerca di addebitargli e che si cerca di far circolare: «io invece, nei loro confronti, neppure con chi mi è stato sempre avversario, ho mai utilizzato e mai pensato di utilizzare come argomento le condanne penali da taluno patite, le notizie apparse sui giornali di soldi in Liechtenstein, il coinvolgimento nelle vicende di Tangentopoli o le frequentazioni apparse da atti di indagine pubblicate sui giornali con esponenti legati alla criminalità organizzata. Di più, avendone sentite di tutti i colori durante i miei anni di impegno ai vertici delle istituzioni, compresi il ministero dell'Interno o la commissione parlamentare di controllo sui servizi segreti, mai mi sarei sognato di ricorrere a tali impropri mezzi. Non si usa l'arma del discredito, del dileggio, della falsità per colpire gli avversari politici. Non si specula sulle disgrazie altrui. Non si gioca spregiudicatamente con la vita delle persone. La politica, per come la intendo io e per come credo debba essere intesa, si deve tradurre in un confronto leale, fondato sulla correttezza reciproca». Basterà la verità a smentire le bufale? Speriamo di sì.
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"Vincere le elezioni. Anyway" |
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Scritto da @MartinaSassoli
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Mercoledì 07 Novembre 2012 10:13 |
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La sfida delle Presidenziali americane rappresenta uno straordinario spunto di riflessione per la politica italiana. Non solo perché negli Stati Uniti ci si interfaccia con un bipartitismo quasi perfetto - esistono in realtà altri partiti oltre a quello Democratico e Repubblicano seppur di minor rilevanza elettorale - ma perché ciò porta con sé un vero bipolarismo concettuale e programmatico.
Nel dibattito politico americano, infatti, si scontrano due concezioni totalmente opposte su come gli USA debbano affrontare le sfide attuali e, dunque, guardare al futuro. Da una parte il blocco democratico che, difendendo la linea dell'Amministrazione Obama, si fa promotore di politiche di stampo sociale, una piena applicazione del Welfare State a tutela delle fasce più deboli della popolazione con incremento dell'offerta di servizi pubblici e derivante aumento dell'imposizione fiscale per i ceti più ricchi.
Dall'altra, invece, i Repubblicani, ideologicamente contrari all'utilizzo della leva tributaria e fiscale, promuovono una linea di razionalizzazione della spesa pubblica e una semplificazione normativa che possa permettere alle piccole imprese di tornare a investire e a creare posti di lavoro. Due diverse visioni che, incredibilmente, partono dallo stesso punto di osservazione. Due diverse culture. Una più vicina all'esperienza europea con uno stato centrale quasi materno, l'altra tipicamente di ispirazione anglosassone che fa dell'iniziativa privata il fiore all'occhiello della propria economia.
La certezza del pubblico contro l'efficienza del privato. E in questo dualismo inconciliabile si inseriscono perfettamente le figure dei due candidati, le cui storie personali sono tanto lontane quanto i loro programmi. Un dualismo affascinante perché lascia la palla all'elettore, chiamato alla responsabilità di valutare e scegliere. In Italia assistiamo a una confusa, rabbiosa e furiosa contrapposizione che mette le idee e le proposte sempre in secondo piano. Il multipartitismo italiano, inoltre, ha portato a una vicendevole contaminazione dei programmi che, eccezion fatta per le compagini politiche estremiste, tendono a confondersi o a non essere alternativi gli uni agli altri, con il risultato che non ci si scontra solo su programmi e fatti ma anche su persone e pregiudizi.
Ciò che, invece, caratterizza il sistema elettorale statunitense è l'alternanza vera, sia in termini di partito al governo che di programmi. In particolare, la campagna presidenziale del 2012 ha accentuato ulteriormente la contrapposizione tra i due principali player, facendo emergere ancora più distintamente le differenti visioni del futuro dell'intero Paese. Due visioni che offrono all'America l'opportunità di scegliere il proprio destino. E che, appunto, richiamano ogni elettore alla responsabilità della scelta e all'autodeterminazione del proprio futuro.
Tratto da "Come vincere le elezioni. Anyway" - pamphlet scritto da Martina Sassoli per la fondazione Cristoforo Colombo per le libertà nella collana "I diari di bordo di Caravella.eu" - scaricabile gratuitamente all'indirizzo www.caravella.eu |
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Inchiesta Finmeccanica, la verità sul ruolo di Scajola |
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Scritto da Redazione
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Mercoledì 31 Ottobre 2012 16:31 |
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«Sono stanco, deluso, triste, arrabbiato. Ho i brividi nel constatare come il sistema mediatico giudiziario possa stritolare le persone, perseguendo finalità oscure». È quanto dichiara il deputato Pdl ed ex ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola, a proposito di alcune notizie pubblicate oggi, in primis «Il Corriere della Sera» e «Il Mattino».
«Le dichiarazioni agli atti - ben tre! (dei dirigenti Pozzessere, Bono e Guarguaglini, ndr) – che confermano la mia estraneità alle accuse e un mio interessamento tecnico al di fuori di qualunque sospetto, vengono manipolate fino ad assumere addirittura il significato opposto: è inquietante. Come inquietante è il fatto che, come è capitato in altre vicende che mi hanno riguardato, alcune parole che non risultano negli atti vengano virgolettate e promosse a titoli, specialmente da alcune testate».
«Ribadisco per l'ennesima volta che nella mia attività di ministro dello sviluppo economico mi sono impegnato al massimo per sostenere le imprese italiane, piccole, medie o grandi, perché si affermassero nel mercato estero. Questo era il mio lavoro. Ho svolto questo compito con passione e con tutte le mie energie, agendo sempre con una trasparenza riconosciuta da interlocutori, amici e avversari, che ho incontrato durante il mio impegno da ministro».
«Su questa vicenda, che mi ha esposto nuovamente al pubblico disprezzo, in Italia e all'estero, posso gridare che mai a nessuno, italiano o straniero, ho chiesto qualcosa per me. Non sono un affarista – rivendica Scajola – ma un uomo onesto che ha condotto la sua lunga e dura vita politica come una missione, di suo già ben remunerata, al servizio del pubblico: diffido chiunque dall'affermare o dal lasciare intendere di mie richieste di 'mediazioni'. Sono calunnie forse utili a mescolare le carte in tavola. Sono certo che la magistratura saprà fare chiarezza. Attendo sempre più impazientemente – conclude l'ex ministro – di essere interrogato». |
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