NapolitanoMamma mia che brutta lavata di capo quella riservata dal Presidente della Repubblica al segretario nazionale dell’associazione magistrati, Giuseppe Cascini.
Il Capo dello Stato, che aveva ricevuto l’Anm per ascoltare le doglianze relative all’annunciata riforma «epocale» della giustizia, ha infatti sì richiamato il carattere imprescindibile di autonomia e indipendenza della magistratura, ma ha anche fatto una tirata d’orecchie in grande stile all’esponente di Magistratura democratica. Vediamo come: «Il Capo dello Stato – recita la nota del Quirinale – ha espresso la convinzione che l'apertura di un confronto su proposte di modifica del Titolo IV della Costituzione possa costituire terreno di impegno per tutte le forze politiche e culturali e in particolare per tutte le componenti del mondo della giustizia: ferma restando la necessità che un tale confronto avvenga senza pregiudiziali e con la massima disponibilità all'ascolto e alla considerazione delle diverse impostazioni e proposte». E chi aveva espresso pesanti «pregiudiziali» nei confronti del governo e della maggioranza? Proprio Cascini che, una decina di giorni fa ad una manifestazione del partito Sinistra e Libertà aveva dichiarato: «La maggioranza di governo non ha legittimità morale, culturale, politica e storica per affrontare il tema della riforma costituzionale della giustizia».
Il Presidente della Repubblica non si è limitato a questo ma ha anzi «riaffermato più in generale la legittimità di interventi di revisione di norme della Seconda Parte della Costituzione che possano condurre a una rimodulazione degli equilibri tra le istituzioni quali furono disegnati nella Carta del 1948: rimodulazione che in tanto può risultare convincente in quanto comunque rispettosa della distinzione tra i poteri e delle funzioni di garanzia».
Insomma, a Cascini e Palamara che si erano recati al Quirinale scommettendo su un avvallo del Colle alla politica barricadera del muro contro muro nel nome della salvaguardia dei principi costituzionali, il massimo garante delle istituzioni non ha solo risposto picche ma ha richiamato tutti ai propri doveri. Un richiamo, naturalmente, che vale anche per il Parlamento e il centro destra.