Solo il 16,38% degli aventi diritto ha votato ieri in occasione del referendum per la liberalizzazione del trasporto pubblico a Roma e l'estensione dello stesso ad altre forme di trasporto collettivo.

I numeri di Atac erano preoccupanti: circa 1,4 miliardi di debito certificato, 1.300 mezzi utilizzati su 2.000 e 11.000 dipendenti, autisti inclusi. In effetti, dei 386.900 cittadini che hanno votato ieri, il 74% era per il sì alla liberalizzazione. I municipi dove l'affluenza è stata più alta sono il I e il II, mentre quelli che si sono dimostrati meno interessati sono quelli periferici, Tor Bella Monaca in testa.

Molti cittadini hanno protestato per essere stati respinti ai seggi in quanto privi di tessera elettorale, nonostante una nota del Campidoglio avesse specificato che bastava un documento d'identità. La soglia minima del quorum era stata posta al 33,3% ma il deputato radicale Riccardo Maggi nota che il Campidoglio «ha tolto la soglia del quorum per i referendum lo stesso giorno in cui ha indetto questo. A nostro avviso non poteva inserirlo nel nostro referendum quindi impugneremo la questione davanti al Tar".

Di diverso avviso è la sindaca Virginia Raggi che su Twitter commenta: «I Romani vogliono che Atac resti pubblica» e aggiunge: «Ora impegno e sprint finale per rilanciarla con acquisto 600 nuovi bus, corsie preferenziali, più controlli, riammodernamento metro. Attenzione e rispetto per tutti i votanti».