Niente folla nella grande piazza del Quirinale. Non una bandiera di partito. Non i cori dei sostenitori del Movimento 5 stelle e della Lega che solo 14 mesi fa - era il primo giugno del 2018 - accolsero i ministri del primo governo guidato da Giuseppe Conte. Il nuovo esecutivo nasce con un altro stile rispetto al Conte I, stavolta è nel segno del basso profilo.

Davanti alla muraglia di cronisti e cameraman sistemata a un lato del portone principale del palazzo sono pochi i ministri che si fermano per una dichiarazione. Quasi tutti si limitano a rivolgere un saluto ai reporter. Anche nel Salone delle Feste la scena si ripete. La consegna per vecchi e nuovi ministri è quella di non avvicinarsi alla stampa, né prima né dopo la cerimonia.

L'appuntamento è fissato alle 10. Ma già alle 9 decine di giornalisti riempiono la sala. Da una parte le ventuno poltrone bianche riservate ai ministri sistemate su due file, dall'altra la pedana per i fotografi e le troupe televisive. Più in fondo la platea dove prendono posto i parenti dei protagonisti, sei file di sedie dorate dove si sistema anche Rocco Casalino, il portavoce di Giuseppe Conte, che si siede accanto a Nunzia Di Girolamo, moglie di Francesco Boccia - il deputato del Pd nuovo ministro per gli Affari regionali - ed ex parlamentare del centrodestra. I due si salutano calorosamente, ennesima dimostrazione che in certe occasioni le differenze politiche non contano. Appena dietro di loro c'è Virginia Saba, compagna di Luigi Di Maio. E' la prima volta che i parenti sono ammessi al Salone della cerimonia, nelle altre occasioni venivano fatti accomodare in una sala attigua. Tutti blu gli abiti scelti dai ministri. Anche le cravatte sono quasi tutte azzurre. Solo Roberto Speranza, da oggi ministro della Salute, opta per il rosso scuro. Dress code chiaro per due delle sette ministre, Paola Pisano e Nunzia Catalfo, in blu elettrico Teresa Bellanova.

Alle 10.10 arriva il Capo dello Stato. Davanti a sé - per la quarta volta da quanto è Presidente della Repubblica - trova schierata una nuova squadra di governo. Il primo ad avvicinarsi a Mattarella è Giuseppe Conte. Come lo scorso anno firma con la sua stilografica il verbale del giuramento poi si sistema accanto al Presidente. Mentre aspettano (in piedi) di essere chiamati dal segretario generale del Quirinale, Ugo Zampetti, tra i ministri c'è chi ripassa la formula del giuramento e chi cerca con lo sguardo i congiunti. Il ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, generale di brigata dei Carabinieri, batte i tacchi davanti al Capo dello Stato, poi giura con la destra sul cuore come il guardasigilli Alfonso Bonafede. Non nasconde l'emozione Paola De Micheli, neo ministro delle Infrastrutture. Speranza - per ultimo - guarda invece dritto negli occhi Mattarella. Venti minuti e la cerimonia finisce. E' il tempo delle foto di rito, con il governo al completo e con le signore ministro. Dopo mezz'ora - e un brindisi con i familiari offerto dal Quirinale nel salone vicino - i ministri lasciano il palazzo. Anche stavolta in pochi si fermano davanti ai microfoni per una dichiarazione. Rispondono alle domande Franceschini, Boccia, Speranza. Gli altri - come all'arrivo - tirano dritto. Stavolta a Palazzo Chigi, per il primo consiglio dei ministri, si va in auto.

Così, la prima riunione del Consiglio dei Ministri del nuovo governo a guida Conte iniziato in tarda mattinata ha nominato Riccardo Fraccaro sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Il sottosegretario ha prestato giuramento assumendo le proprie funzioni. Il premier Conte ha informato il CdM, a quanto si apprende, di aver comunicato ieri alla presidente della Commissione europea, Ursula von Der Leyen, il nome di Paolo Gentiloni come membro italiano della nuova commissione. Questi ha ringraziato Conte, assicurando: «Lavorerò per nuova stagione positiva».

Durante il Consiglio dei ministri hanno preso la parola, spiegano le stesse fonti, Franceschini, Di Maio e Speranza. I tre esponenti a capo delle delegazioni delle forze politiche che compongono il governo hanno sottolineato la necessità di lavorare in modo compatto per un programma di fine legislatura. Questa è una scommessa che non possiamo perdere, il 'refrain' degli interventi in Cdm.