Un «attentato al popolo italiano» che «lede la sovranità del Parlamento» e i dettami costituzionali di cui deve farsi "garante" il presidente della Repubblica. La Lega ora chiede un incontro e l'intervento di Sergio Mattarella, nella battaglia che da settimane sta conducendo contro l'adesione dell'Italia al fondo europeo salva Stati, Mes. Sul tema, attorno al quale è stata convocata una assemblea congiunta del M5s con Luigi Di Maio, Giuseppe Conte riferirà alle Camere lunedì alle 13.

Mentre dal Pd il segretario Nicola Zingaretti ha denunciato le «false teorie» diffuse dal partito di via Bellerio. «La Lega vive alimentando paure. Quando era al governo, Matteo Salvini ha condiviso e approvato la riforma del fondo salva Stati - sostiene il capo dei democratici -. Ora, come al solito, diffondono teorie false per danneggiare l'Italia, la sua forza e credibilità, per allontanarla dall'Europa e indebolirla. Non lo permetteremo mai». In mattinata, in una conferenza stampa in cui erano presenti tutti i 'big' leghisti che si occupano di economia, dall'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, ai due presidenti di commissione, Alberto Bagnai e Claudio Borghi, Salvini ha chiesto l'intervento del Colle - da dove per il momento non giunge però alcuna reazione su un tema assai complicato - e ha annunciato che i legali di via Bellerio «stanno valutando un esposto ai danni del presidente del Consiglio» Giuseppe Conte.

La Lega ha portato in conferenza stampa la risoluzione di maggioranza presentata a giugno dal capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari, co-firmata dall'allora omologo del M5s, Francesco D'Uva, in cui si evidenziavano le criticità del Mes. All'indomani della rissa sfiorata in Parlamento sul tema, gli ex lumbard sostengono che le Camere si erano già espresse sul fondo europeo e che quindi la nuova maggioranza deve approvare una nuova risoluzione «se il M5s ha cambiato idea». «Chi è a questo tavolo ha amplissima messaggistica, 'whatsappistica' che, se si volesse, potrebbe essere mostrata al popolo italiano, non abbiamo nulla da nascondere, anche con il presidente Conte. Ricordo che scrissi ad alcuni dei trattatori a questo tavolo e dissi 'Non firmiamo un cazzo'... », ha sostenuto Salvini, con riferimento alla posizione espressa nei mesi al governo con i 5 stelle. «Tria e Conte, dentro e fuori dal Consiglio dei ministri, ci assicuravano 'non abbiamo preso nessun impegno'. Se dovessimo scoprire che qualcuno invece l'impegno l'ha preso, eh beh, la cosa cambia... », ha continuato.