In questi ultimi giorni il dibattito politico è stato animato da due questioni:

  1. il sostegno dell’Europa contro la crisi del coronavirus con riguardo all’utilizzo del MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità ;
  2. la nomina da parte del Governo di una task force per far ripartire il Paese, immerso in una crisi economica senza precedenti.

Il dibattito sull’accettazione o meno dei finanziamenti europei tramite il MES è diventato una pura guerra di comunicazione che tende soprattutto a nascondere la realtà del problema.

Premesso che Giuseppe Conte ha mostrato tutta la sua inesperienza attaccando Matteo Salvini e Giorgia Meloni su diversi canali, tra cui la TV di Stato, in un momento nel quale dovrebbe avvertire prima di ogni altro, in qualità di presidente del Consiglio, la necessità di tenere unito il Paese, rapportandosi costruttivamente con i rappresentanti delle opposizioni. Di certo i leader di Lega e Fratelli d'Italia hanno sbagliato ad usare toni esagerati, ignorando ciò che realmente è accaduto in Europa dal 2010 ad oggi.

Il MES venne infatti trattato, istruito e sottoscritto negli anni 2010 e 2011 dai vertici dell'esecutivo di alloraPer l’Italia a Bruxelles i protagonisti della trattativa furono il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il ministro dell’Economia Giulio Tremonti.

Al Consiglio Europeo del 25 marzo 2011 i capi di Stato e di Governo dell’Europa intera concordarono e sottoscrissero l’impegno che l’utilizzo del MES avrebbe comportato il rispetto di una rigorosa condizionalitàIn pratica accettarono la clausola che affidava alla cosiddetta Troika il potere di verificare in qualsiasi momento le modalità di spesa delle somme nei Paesi che avevano fatto ricorso al MES (come poi accadde nei confronti della Grecia) .

Il governo Berlusconi di allora era sostenuto da una maggioranza composta da Forza Italia, Lega e Alleanza Nazionale (tramutatasi poi in Fratelli d’Italia). Lo spread in quei giorni era salito oltre i 500 punti baseIl nostro Paese – non è male ricordarlo – era sull’orlo del baratro.

Il MES venne poi ratificato dal Parlamento nel 2012, su iniziativa del successivo governo guidato da Mario MontiAnch’io come tutti, responsabilmente, votai a favore dell’accordo.

L’accordo fatto nei giorni scorsi a Bruxelles, tuttavia, cambia in parte quello sottoscritto nel 2010Sbagliano i ministri del PD ad esaltare l’accordo, sbaglia il premier Conte a rifiutare il "nuovo" MES puntando sempre sugli Eurobond, cosciente che la Germania farà quanto in suo potere per non licenziare questo strumento finanziario.

Il MES concordato in sede UE vale per l’Italia 37 miliardi di euro, una cifra importante, non decisiva ai fini della nostra tenuta economica, ma utile per potenziare il nostro sistema sanitario.

Quindi il MES di cui si parla in questi giorni è diverso da quello pensato nel 2010 - 2011?

In parte sì, perché è stata eliminata la clausola di condizionalità, ma contiene un’altra clausola assai negativa: questo tipo di finanziamento, nel caso venga ratificato dalla riunione dei capi di governo prevista il 16 e 23 aprile prossimi, verrà considerato dalla UE un debito senior, ovvero super garantito in caso di default. In altre parole tale debito deve essere rimborsato con precedenza rispetto agli altri sottoscritti dai vari Paesi.

Rigurado alla nomina della task force, questa si compone di 17 persone in affiancamento agli scienziati che finora hanno consigliato il Governo nella gestione della crisi sul versante sanitario. Sono persone assai titolate, individuate per aiutare l'esecutivo nelle scelte che dovranno essere effettuate durante la cosiddetta fase due, la fase dell’apertura alla normalità, della ripartenza.

Il gruppo sarà guidato da Vittorio Colao, manager di successo con laurea all'Università Bocconi di Milano, master alla Harvard University, lunga esperienza in McKinsey & Company (multinazionale di consulenza strategica), amministratore delegato di Omnitel e poi di Vodafone Spa.

Gli altri 16 componenti del gruppo sono esperti nei processi produttivi, nella organizzazione del lavoro, nella innovazione tecnologica, nel diritto del lavoro, nella statistica, nella sociologia, nella salute mentale, nella psicologia, nell’economia pubblica, nei rapporti con le aziende pubbliche. Tutte persone con un curriculum vitae assai prestigioso; molti di loro si sono affermati e operano ancora oggi all’estero.

Per capire il ruolo e la funzione di questa task force occorrerà leggere nei prossimi giorni gli atti deliberativi approvati dal governo, ma è fin d’ora possibile fare qualche osservazione.

Un gruppo di 16 persone sembra più funzionale ad una commissione di esperti che formulano pareri, anziché una squadra operativa che cogestisce con il governo la fase due. Sedici persone con professionalità diverse che operano in Paesi diversi danno l’impressione di essere stati chiamati per formare un Ufficio Studi di qualità.

Non si capisce perché questo gruppo, e ciò traspare dalla interpretazione che ne hanno dato i mass media, dovrebbe affiancare gli esperti e gli scienziati della sanità, avendo obiettivi e funzioni assai diverse.

Quali sono, poi, i poteri affidati al manager Vittorio Colao? Si vedrà.

Se l'intenzione era quella di creare un brain trust di alto livello, composto di grandi esperti economisti e giuristi, con il compito di affidare loro la formulazione di analisi e proposte concrete, allora doveva essere scelta un’altra stradaSi sarebbero potuti richiamare alle armi personaggi di cui è ricco il nostro Paese, persone esperte che in Italia hanno ricoperto nel passato ruoli fondamentaliSi sarebbero dovuti coinvolgere protagonisti qualificati che da anni operano con successo in settori strategici.

Stupisce dunque che nell’elenco dei 16 non figurino rappresentanti del mondo delle imprese e degli istituti di credito, in un Paese bancocentrico che per affrontare al meglio la crisi nella quale sta precipitando chiederà proprio a banche e imprenditori privati di dare il meglio di sé.

Luigi Grillo
già Senatore della Repubblica