Dopo gli allarmanti numeri di oggi (225 casi su 100mila abitanti) il presidente di Regione Sardegna Christian Solinas ha annunciato ieri, e ribadito oggi, l’emanazione di un ordinanza restrittiva per contenere la seconda ondata di Covid-19 sull’isola. Lo ha definito uno «stop&go», che però sa molto di lockdown, riportando la mente a marzo-aprile, quando però i numeri erano molto meno preoccupanti. 

 

Oggi la riunione in videoconferenza con i capigruppo in Consiglio regionale, anche d’opposizione, e domani mattina alle 11 quella con il Comitato tecnico scientifico decideranno il da farsi. Nell’ipotesi più dura, sostenuta da presidente e Comitato, si fermeranno le attività non essenziali senza limiti orari e ci sarà una contemporanea chiusura di porti ed aeroporti isolani. Potrebbero arrivare anche limitazioni al traffico aereo e di passeggeri, in accordo con il governo nazionale. 

L’altra ipotesi in valutazione segue le orme della stretta in vigore in Lombardia, Lazio e Campania: orari di bar e ristoranti ridotti, didattica a distanza e contenimento degli spostamenti non indispensabili da comune a comune. Ad aleggiare c’è sempre il timore dell’ingente danno economico, già avvenuto nei mesi scorsi e che potrebbe espandersi con nuove chiusure.

 

Le parole di Solinas arrivano dopo settimane di silenzio nell’isola, con i tre ospedali Covid sempre più sotto pressione, e sono emblematiche per comprendere a più ampio raggio la gravità della situazione nazionale. 

Critiche per la gestione sanitaria, in Sardegna e non solo, sono state mosse dal centro-sinistra: le assunzioni di nuovo personale sanitario non vanno di pari passo con l’innalzamento dei contagi e si critica il troppo lento, o mancato, adeguamento delle strutture ospedaliere e di gestione dei positivi negli scorsi mesi di «tregua». 

La situazione sarda sembra essere la prima avvisaglia di un possibile secondo lockdown nazionale che risulterebbe essere tanto drastico quanto disastroso per l’economia già in ginocchio del paese.